Il Respiro d'Ignoto


Io mi chiamo Ignoto...io sono Ignoto!

Io posseggo solamente il prezioso nome che mi venne dato alla mia nascita, ma poiché sono ignoto alla fama e allo sterminio delle coscienze, esisto invisibile ombra che cammina e respira nei giorni senza luce dell’odierna, squallida, era moderna.

Sento che poco o nulla mi appartenga di questo mondo brutalizzato dall’industria, dalla finanza, dall’economia globalizzata, dal mercato e dai suoi conniventi attori.

Un mondo che annaspa nell’oscura marea dell’ottusità incessantemente indotta e insegnata dagli urlatori, dai manipolatori che trovano un fertile terreno del loro nulla perché nulla inseguono se non marcare terreni, erigere muri, segnare confini con lucidi e mesti reticolati.

Quando volontariamente ci si eclissa da tutto questo orribile scenario, non rimane che defilarsi in una perenne e costante fuga verso la ricerca della propria essenza, fra percorsi accidentati, ripide salite e oscurità latenti.

Io sono già ignoto, anche se non ancora nell’oblio della futura morte perché il mio respiro, ricolmo di una persistente e oscura ansia vaga ancora indomito nella ricerca di una sia pure labile speranza, ma senza il sospirato e lucente profilo di una me.

Quella meta che si stagli sull’orizzonte indefinito del terreno cammino, senza il sollievo ancora di una sola, inebriante, risposta.

Cammino faticosamente cercando il viaggio, il mio viaggio verso Itaca!

Oggi quella via è ancora chiusa, celata dai maligni e odierni disturbi di tutto questo tremendo cemento che ha ingrigito inesorabilmente gli sfondi della mia esistenza cercando di inquinare e minare il mio fragile, alieno, animo.

Questo tragitto lo cerco, tuttavia, tenacemente, sapendo che ogni momento vissuto potrebbe essere l’ultimo, per una fatalità del destino che nessuno conosce mai, pur ambendone il segreto del fatidico, letale, momento.

Proprio con l’umile speranza di sapere che il mio tempo si sta comunque esaurendo ho trovato una piccola, intima missione...la mia missione.

Sì...almeno questo giovane paletto, ma assolutamente significativo, dopo mezzo secolo di vita, sono riuscito a fissarlo come punto di partenza.

Mettendo almeno una pietra di sostegno al caduco vivere su di un terreno tanto paludoso come quello di capire chi siamo.

La mia battaglia nell’incerto futuro che m’attende sarà la ricerca di quell’agognata strada verso l’umanità, la mia umanità, cercando la mia essenza di uomo.

Sarà un percorso irto di accattivanti ostacoli, come la tentazione di abbandonarsi al conformismo, alla dilagante ipocrisia, al micidiale pensiero unico, al cieco inchino al potere, perché tutto questo è la rappresentazione della via più facile in questa società che da tempo ha smarrito la propria spina dorsale, il proprio futuro.

Tornare ai rapporti umani, pensando agli altri come a preziosi scrigni dai quali attingere i tesori dell’altrui sapere e ai quali noi stessi donarci, aprendo le nostre emozioni, le nostre esperienze, le nostre sensibilità, le nostre paure, i dubbi, le speranze e cogliere sempre un punto di equilibrio, di incontro, di condivisione.

Ci sono ormai rare, lucenti, perle, in mezzo a una marmaglia, intellettualmente, visceralmente, corrotta e corruttibile.

La sfida da percorrere è questa, bisogna cercare queste perle, costruire rapporti, piccoli mattoncini di introspezione, di riflessione, di dialogo, per costruire il proprio variopinto mosaico e incastrarsi armoniosamente come semplici fratelli e sorelle.

Bisogna riscoprire i profumi dei fiori, per ricordarne gli aromi in giorni di lucida pioggia, rimettere le mani nella terra, per riscoprirne la sua sapiente fertilità, togliere il letale cemento che avvelena i fiumi segregati da mani colpevoli e menti alterate.

Spargere le sementi che saranno maestosi e generosi alberi, i quali saranno i nostri nuovi vigorosi polmoni, risanando un pianeta drammaticamente imputridito e inquinato, forse già irrimediabilmente compromesso.

Avremo la forza di fare tutto questo, avremo il coraggio di abbandonare le modernità, le agiatezze e tornare a guardarci per conoscerci e non per evitarci?

Torneremo ad allontanare la diffidenza?

Riusciremo a vincere la paura del solo apparente diverso?

Affonderemo quelle mani nella nuda terra senza avere paura di sporcarle?

Smetteremo di ammazzare i nostri simili per futili motivi?

Quando si toglie la vita ad un uomo gli si toglie semplicemente il tutto...i suoi sogni, la sua famiglia, i suoi ricordi, il suo essere, il suo desiderio di sapere e conoscere.

Riusciremo a non fare più guerre, stermini di massa, genocidi, stupri, a contaminare, corrompere, distruggere?

Io non so se con il mio ansimante e fragile respiro riuscirò a invertire una qualsiasi delle scellerate rotte dei miei simili, ma sicuramente cercherò di ascoltare il messaggio di labilità del mio percorso per donare tempo a me stesso, alla mia ricerca.

Parlerò con la gente, con gli amici, con gli sconosciuti, con i reietti, con i bastardi, con i diversi, per avviare quella missione verso l’afflato dell’umanità, prima che anch’io smarrisca nell’oblio dei tempi il dono della vita, della mia vita...in quell’ignoto ultimo mio respiro.



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PUBBLICAZIONI

Il Respiro dell'ignoto

Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci
Anno edizione: 2015
Pagine: 98 p. , Brossura
EAN: 9788856775341

 

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