Lettera: Mio Caro Ignoto Amico...


"Mio caro ignoto amico,

in questa siffatta era, brutalmente e fatalmente tecnologica, nella quale io stesso, pigramente colpevole, non mi avvalgo più dell’affezionata ed avvolgente penna, salvo in qualche rigurgito d’ispirante poesia, mi solleva pensare che tu…un giorno… possa scoprire, sia pure accidentalmente, le tracce che si salveranno fra le rigide pieghe di un microchip di questo mio scritto, di questo mio pensiero…a te destinato dalla imprevedibile sorte, dal misterioso fato!

Perdonami, dunque, se non potrai percepire dalla instabile onda della mia calligrafia di nero inchiostro il tremendo disagio dello scrittore e non potrai assaporare, dal mancato contatto dei tuoi curiosi polpastrelli, ciò che rimase della mia solitaria lacrima vacillante che non poté abbandonarsi nel vagheggiato papiro d’una accogliente ma inerme carta.

Non respirerai quella fragranza d’umida e reduce sofferenza, non potrai purtroppo percepirla…né respirarla!

Proverò, tuttavia, ad offrirti il mio piccolo lascito, il mio umile spirito, affinché tu possa capire chi era il tuo irriverente scriba.

Mio ignoto amico...se un giorno troverai quella forza d’inspirare fortemente, forse potrai abbandonarti alla trascendenza d’un istante ed avrai la facoltà di sentire questi miei eterei sussurri che nello sciamare delle nuvole accompagnarono gli echi del mio impervio cammino.

Potrai percepire di quando abbandonai l’ammaliante canto delle sirene nell’arenile dei sogni, mentre i miei timori pazientavano sul traghetto dei rimpianti.

Osserverai…nel giaciglio d’aride rogge, l’acquetarsi delle caligini d’esausto vigore e di come il tenue riflesso d’affrante stelle balenò nei rivoli d’una acquerugiola che non riuscì a lenire quell’ansioso imbrunire dell’ormai lacera corteccia del mio vissuto.

Così…nel sospiro di grondanti dissolvenze troverai solo un tremulo ansimare…e mentre il migrare delle rondini straripava nell’abbandono dell’estivo nido, s’andava accecando inesorabilmente la mia candela.

Oggi che le mie lacrime riposano, possa il tuo cuore turbarsi, anche solo per un istante, su queste fragili lettere orfane dell’antico mistero della vita di un uomo.

Sappi che lasciai raminghe nel passaggio dei miei tempi le mie speranze e lasciai negli sterili deserti, pur di lasciarli incorrotti, i miei sogni… e tutte le mie parole… le mie battaglie, le mie lotte si dissolsero nel terreno, dimenticate dall’ignavia e dalla stoltezza di tanti dei miei “moderni” e superficiali coevi.

Di tutto questo esile lascito ti domanderai cosa ne puoi fare tu… proprio tu che sei il mio primo esploratore scelto dal destino, da quel destino che resta per ognuno di noi, prima, oggi e domani, sempre celato, improvviso e talvolta beffardo!

Vedi, amico mio, la sorte forse non è sempre vana e vorrei lasciarti infine un’unica preghiera, nel mare dei miei sentimenti, delle mie esperienze, delle mie passioni, delle gioie, dei dolori, delle ansie, delle tragedie...una semplice ultima preghiera.

Hai mai vagato in un gelido mattino d’inverno, teatro d’umorali nembi che incombono sul lacerato poeta, nello sconfinato spazio fra i graniti apparentemente indistinti di tante e innumerevoli lapidi e di osservare…uno a uno…volto dopo volto… impressi in ognuna di esse, tanto quanto le date incise delle loro storie, brevi o lunghe che fossero, comunque storie uniche, comunque vite…lo hai mai fatto amico mio?

Non ti sei mai soffermato a guardare quei visi tutti diversi e speciali?

Tutti loro hanno segnato con il loro camminare il mosaico del tempo, lasciando intrisa la terra del loro fertile passaggio, del loro tratteggio…e oggi sono lì…immoti, dimenticati… e smarriti.

Inesorabilmente uno dopo l’altro, senza distinzione di sesso, di genere, di colore, tutti con lo stesso sangue vermiglio che scorreva impetuoso nelle vene, infine…tutti uguali nel fatale ultimo destino.

Giacciono confinati in uno spazio angusto, in attesa, un’attesa infinita...forse inutile, forse solo agognata, ma c’è una cosa, amico mio, che tu potrai fare, potrai…se solo lo vorrai…sentirli!

Sì…non dubitare...potrai sentirli veramente, se solamente avrai il coraggio di voler soffrire, lasciando da parte le tue dolenze, potrai indugiare, soffermarti, anche solo per un attimo, potrai sentirli…accarezzando con la tua mano la loro ultima casa in quei freddi marmi, guardandoli lungamente negli occhi dello loro sbiadite immagini.

Potrai regalargli la tua compagnia, il tuo rispetto, il tuo essere ancora vivo, potrai percepire la loro profondità e potrai sentire il loro vuoto, quell’immane vuoto che resta nell’aria quando si taglia un albero, quando si distrugge una montagna, quando si copre un fiume, quando il cielo si oscura del buio d’una notte oscura e profonda, quando muore una persona.

Con la morte se ne vanno inesorabilmente i sogni, le aspirazioni, i sentimenti, le passioni, il vissuto, la memoria…se ne va il nostro tutto, finisce la vita, un piccolo tassello di quel mosaico che si chiama umanità e si rimane tutti in attesa, in quell’attesa di cui ti ho parlato, quell’attesa che rimane terminale, forse illusoria speranza.

Per questo motivo servono talvolta i vivi, per non dimenticare, per portare agli occhi di chi non vede più il proprio essere lì…davanti alla tomba di un apparente sconosciuto, ma invece di un fratello e di una sorella, per non lasciarlo nel terribile dolore dell’oblio.

Per questo, mio ignoto amico, tratteggio questo desiderio, lo dipingo fra queste righe…che un giorno tu possa fermarti davanti alla mia dimora, davanti ai miei occhi fissati, davanti alla mia foto biancheggiata dall’energico sole estivo e sgualcita dal tempo del riposo.

In tal modo…in un giorno di un tuo casuale passaggio, mi donerai ancora la possibilità, per un attimo, di cogliere attraverso i tuoi occhi il dolore per la perdita di un perfetto straniero, di questo estraneo, del tuo trapassato narratore.

Solo così, nel momento in cui ti ricorderai commosso di questo scritto e del mio nome, almeno per un lesto lampo di luce, mi sveglierò dall’eterno sonno e dimenticherò il mio assoluto, tremendo, essere nell’oblio…volando nei tuoi sogni…ancora una volta…libero!


Arrivederci mio ignoto amico...ti attendo."




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PUBBLICAZIONI

Il Respiro dell'ignoto

Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci
Anno edizione: 2015
Pagine: 98 p. , Brossura
EAN: 9788856775341

 

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