Alzati...piccolo Uomo...e fattura!


Sono certamente giorni diversi e particolari quelli che stiamo trascorrendo di questi tempi pervasi dall’emergenza dettata dal Covid-19, il cosiddetto Corona Virus.

Giorni che hanno cambiato le nostre quotidianità, il nostro frenetico vivere giornaliero e ci hanno, quasi tutti, obbligati a una fermata, non una sosta, piuttosto lunga, rispetto anche alle consuete vacanze dipendenti e variabili in base al nostro specifico lavoro.

Abbiamo assistito alla fermata sia pure parziale, ma decisamente significativa, del mondo industriale, commerciale, che circonda e riempie le nostre vite ormai assuefatte a ritmi e tempi spesso talmente invasivi che non ci resta molto tempo per, appunto, fermarci a pensare, riflettere, socializzare, leggere…scrivere.

Una fermata forzata dalla gravità del fenomeno, sconosciuto e nuovo, che ha messo e mette a dura prova il mondo moderno e ne ha già minato certezze ed apparenti sicurezze, oltre a mietere, fatalmente e drammaticamente, migliaia e migliaia di morti in ogni paese del mondo, nessuno immune!

Questo Virus sta mettendo alla prova la scienza e la ricerca e ci sta facendo vedere in faccia dolore, tragedia, impotenza, rassegnazione, fatalismo…ma non ci sta insegnando, perché volontariamente non lo vogliamo, quella che potrebbe rappresentare la peculiarità distintiva e lungimirante per il nostro futuro prossimo: la decrescita dell’ipertrofico e letale liberismo capitalista prono all'unico mantra che conta veramente…PRODURRE, produrre, produrre…CONSUMARE, consumare, consumare…

Si tratta di un mondo ove non ci si può fermare…semplicemente!

E’ ampiamente dimostrato e dimostrabile da ciò che vediamo e da ciò che sentiamo direttamente dalla bocche dei governatori delle nostre regioni, dai rappresentanti di Confindustria, che il famigerato “LOCKDOWN” non può durare ancora a lungo perché L’ECONOMIA non ripartirebbe e sarebbe drammatico per il nostro paese…ed anche per gli altri invero!

Ecco dunque che, come ampiamente scritto anche in Blog passati, il Capitalismo turbo-liberista ha ampiamente vinto e conquistato il nostro quotidiano e rappresenta il più letale dei Virus possibili…anch’esso uccide…uccide le coscienze, uccide tutti coloro che non vi si assoggettano e tutti coloro che vivono nei paesi più disagiati o sfortunati o semplicemente non “appetibili” dalla sua smodata fame di terra e di uomini (lavoratori).

La terra ci manda segnali precisi…non ha bisogno di noi…ma noi abbiamo bisogno della terra e la sfruttiamo, la depauperiamo, la stupriamo, sempre e comunque…e pur avendole dato un breve periodo di respiro, presto torneremo a massacrarla in nome del LAVORO sempre e comunque… a prescindere da controindicazioni e rischi potenziali (vedi la tristemente tragica storia del VAJONT, oppure lo sterminio di Bhopal).

Dobbiamo ridare fiato a tutti i settori del consumismo per alimentare noi stessi, perché tanti si sono abituati a vivere sul filo, senza alcuna visione del futuro, senza programmare una cascina per il domani, ma vivendo dello smodato oggi come se il domani non esistesse.

Mi sembra impossibile, se non paradossale, che si viva solo del presente, che non si possa riflettere, attendere, sospirare ed ammirare la natura che ci circonda e la gioiosità della lentezza come medicina per la frenesia e lo stress accumulato…no l’unica cosa alla quale vogliamo ambire è alzarsi e…lavorare!

Abbiamo perso il gusto del sentire tramite l’olfatto, abbiamo perso il sentire dell’udito, siamo solo in grado di vedere senza, tuttavia, codificare e ragioniamo con la pancia, ripieni della nostra cieca ingordigia, riflessa ed inoculata da coloro i quali hanno schiavizzato il mondo occidentale attraverso la globalizzazione dell’economia e della finanza…di certo non quella dei diritti…(parola questa che farà saltare dalla sedia i crociati e pretoriani del liberismo, quelli che…sanno solo lavorare…i morti che camminano, insomma).

Alzatevi dunque miei improbabili umani…lavorate e fatturate...cosa aspettate?


12 Marzo…ci si ferma…metto le mani nella piccola fetta di terra del mio orto…uso i guanti…ma la sbriciolo…la annuso e mi metto a fare i gesti di un tempo…la dissodo togliendo le erbacce quasi chiedendo scusa ad esse…ma non le butto tutte, le metto nella compostiera, mi saranno utili…trasformate in prezioso concime il prossimo anno.

I giorni si susseguono e comincio a vedere le prime amiche…sono le Api…ronzano felici sopra il giallo intenso del Pungitopo e nell’appassionante rossore carminio del Fiore di Pesco…intanto sono fioriti i crochi, variegati, baldanzosi, quasi altezzosi.

Poi è un’esplosione, giorno dopo giorno fra profumi, silenzio, lentezza, un camminare scandito sul soffice mio prato appena tagliato e di quel vivido verde che rilascia nell’aria il tipico aroma dell’erba appena tagliata…i Tulipani rossi, arancioni, rosa e poi il bianco e prodigioso Iberis, le ortensie si risollevano dal torpore invernale e mettono i primi germogli.

Ho dissodato tutta la terra, ho seminato…i preziosi semi che anno dopo anno mi conservo e ci provo, eccome se ci provo…vorrei riuscire a rivederli nascere, in un orgoglio che, ogni volta che ciò accade, mi riempie l’anima più del complimento di qualsiasi cliente (scusate non si dice!).

Ho messo l’Insalata, il Prezzemolo, il Basilico, i Pomodori, le Melanzane, le Zucchine, i Cetrioli…la bellissima opera d’arte della natura che è la Cipolla rossa di Tropea…in file, in zolle amiche che inebrio di acqua permettendo alla natura di fare il suo corso…ma nel frattempo eccoli…quasi non me accorgevo…ma poi esplodono…in tutta la loro prorompente bellezza, nella fragranza dei loro profumi aspersi nell’aria quei grappoli gioiosi…sua maestà il Glicine e il fiato si rompe dall’emozione e i miei occhi si riflettono nel fragore di questo tripudio.

Il mio Rabarbaro si eleva d’orgogliose e vaste foglie, come l’Origano, il Dragoncello, la Melissa infestante, ma gradevolmente agrumata, il mio Rafano rispunta e sarà preziosa radice da grattare con deferenza.

Ho rivisto le More ridestarsi, così come i Lamponi, il Mirtillo…e le mie tre sopravvissute fragole…e il mio enorme Rosmarino, tanto fragrante e ripieno di celesti fioriture è diventato un ricettacolo di ronzii e voli radenti…sempre le mie amiche Api…ma anche i Calabroni…i Bombi.

Poi il mio carciofo…non mi abbandona…è lì da anni e resiste, ogni anno qualche frutto in più e lo difenderò dalle formiche, tanto laboriose ed invidiabili, ma se eccessive davvero letali (metafora degli uomini che camminano nel cemento).

Ho trascorsi giorni infiniti in questa pace dettata solo dal tempo che mi permeava senza essere un confine e il tutto accompagnato dal susseguirsi delle fioriture, senza avere mai un dubbio se fosse giusto o sbagliato…ma sapevo una cosa più di altre, non sarebbe mai stato tempo perduto e sarà leggenda per il futuro…tornato in quest’oggi acre, contraddittorio e oscuro.

Ho saputo fermarmi…saprò rialzarmi e camminare nel quotidiano, continuando a "studiare" dall’interno (come un sociologo in incognito) un sistema perverso, ho imparato la pazienza e la resilienza…e non mi avrete mai, anche se cammino con VOI…

Ok domani è il 20 Aprile….mi alzerò…come Voi…e camminerò…come Voi… e fatturerò…come voi…contenti?
























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PUBBLICAZIONI

Il Respiro dell'ignoto

Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci
Anno edizione: 2015
Pagine: 98 p. , Brossura
EAN: 9788856775341

 

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