La DIAZ...una vergogna di Stato!

December 14, 2018

 

 

La Storia in breve : sera del 21 Luglio 2001, i Reparti mobili della Polizia dello stato con il supporto di alcuni battaglioni dei Carabinieri (quindi le forze dell’ordine “migliori” e “selezionate” preposte al controllo dell’ordine stesso) irrompono nella Scuola DIAZ, sede degli attivisti del Genoa Social Forum durante il G8 di GENOVA e proditoriamente, “grazie” ad un ordine che è rimasto fra le pieghe delle sentenze della giustizia italiana, si rendono colpevoli di quella che lo stesso vice questore aggiunto del primo reparto mobile di Roma il Sig. Michelangelo Fournier definì una vera e propria MACELLERIA MESSICANA.

Il vice questore Fournier fece questa dichiarazione, come partecipante alla mattanza, solo in un’intervista del 13 Giugno 2007 in un articolo concesso a Repubblica affermando di non averlo fatto mai prima “per spirito di appartenenza” (non la praticano forse anche i malavitosi od i mafiosi questa complice omertà ? ) ed in uno, poco successivo, del 15 Giugno aggiunse: “ma il Macellaio non sono io”.

La ricostruzione di fatti acclarata da indagini svolte ci ricorda che all’irruzione parteciparono solo i Reparti mobili della Polizia di Roma, poi di Genova e di Milano, mentre i Carabinieri si limitarono a circondare il perimetro della Scuola (nessuno doveva scappare, tutti dovevano pagare, essere puniti !), il totale certo dei “cattivi” non fu mai accertato, ma lo stesso questore Vincenzo Canterini lo stimò in 346 poliziotti e 149 carabinieri all’esterno della Scuola DIAZ.

La cronaca ci dice che fra i 93 arrestati, 82 vennero feriti, 63 degli arrestati portati in ospedale e 19 sventurati nella caserma di Bolzaneto (si seppe poi una sala martirio improvvisata alla tortura).

Le indagini accertarono che : alcuni dei responsabili delle forze dell’ordine decisero di portare all’interno della scuola Diaz delle bottiglie Molotov (per creare false prove: i vigliacchi), in realtà trovate nei giorni precedenti e consegnate al Generale Valerio Donnini ed insieme alle bombe degli attrezzi da lavoro presi da un cantiere vicino che dovevano dimostrare la presenza di  facinorosi e violenti fra i dimostranti, il poliziotto Massimo Nucera mostrò una coltellata sul suo giubbotto inferta da un fantomatico occupante della scuola per essere poi accusato di falso e di calunnia tanto che i PM ritennero che il taglio sul giubbotto fosse stato fatto ad arte in un secondo momento.

Durante le indagini ed il processo si chiese il rinvio a giudizio per soli 28 poliziotti che dovettero rispondere delle proprie violenze, sparirono i filmati amatoriali dell’irruzione che potevano creare evidentemente una visione diversa da quella della polizia di come si svolsero i fatti, il 10 Giugno 2002 il vicequestore Pasquale Guaglione riconobbe le “famose Molotov” trovate alla Diaz come quelle da lui stesso trovate in alcuni cespugli di Corso Italia negli scontri dei giorni precedenti, successivamente il 4 Luglio 2002 l’agente Michele Burgio che guidò il mezzo con le Molotov a bordo dichiarò di avere avvisato il Generale Donnini della loro presenza ed in un secondo tempo ricevette l’ordine dal vicequestore Pasquale Troiani di portare le bombe davanti alla Diaz, inoltre venne ritrovato un video dell’emittente locale Primocanale ove si notava la presenza del sacco contenente le bombe in mano agli agenti, con successive inchieste della BBC e filmati di operatori Rai che filmarono il trasporto delle stesse all’interno della scuola Diaz da parte di un ispettore della Digos di Napoli rimasto, “ovviamente”, non identificato.

Sappiate che poi queste Molotov non poterono essere usate come prova della menzogna di “stato”, perché la polizia…….signori miei è “STATO”, poiché andate smarrite e si saprà poi distrutte!

Il dirigente della Mobile di Genova Claudio Sanfilippo ed il vicequestore di Palermo Luca Salvemini incaricati nel Giugno 2002 dichiararono, come testimoni nel Gennaio 2007, di enormi difficoltà ad effettuare i riconoscimenti degli agenti coinvolti causa ritrosie evidenti degne della peggiore omertà mafiosa.

Si potrebbe andare avanti ancora nell’evidenziare fatti accertati dalle indagini successive e tutta una serie di omissioni o depistaggi, ciò che è certo è che venne coinvolto in questa operazione il fior fiore di dirigenti e rappresentanti delle forze dell’ordine dello Stato Italiano fra i quali si “distinsero” il questore di Genova Francesco Colucci che contraddicendosi più volte su diverse questioni nelle deposizioni ai processi venne iscritto nel registro degli indagati, Vincenzo Canterini Comandante del 1°Reparto Mobile della Polizia di stato di Roma che ammise in un “secondo” tempo di non avere visto resistenza attiva da parte dei 93 no-global e come altri testimoni disse che di fatto non si sapeva chi coordinasse l’intera operazione ritenendo che fosse Lorenzo Murgolo e definendo l’operazione “una macedonia di polizia” proprio la variegata presenza di più corpi presenti ed attivi, il già citato Vice Questore Fournier (agli ordini di Canterini) che non denunciò subito (per spirito di appartenenza disse) quelli che poi non esitò a definire veri e propri pestaggi, il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri, l’ex vicedirettore dell’Ucigos Giovanni Luperi e poi il nome  più “illustre”di Gianni De Gennaro Capo della Polizia di allora, che entrò all’interno dell’inchiesta perché accusato di avere fatto pressioni sul questore Colucci perché desse una versione dei fatti concordata scaricando la responsabilità dei fatti sul dirigente  Arnaldo La Barbera (morto l’anno seguente ai fatti) e su Lorenzo Murgolo.

Si parla di diverse intercettazioni che parlano di questi tentativi di accomodamento dei fatti, così come dei depistaggi sulle famose Molotov e poi si susseguirono i processi con la sentenza di primo grado del 13 Novembre 2008, di secondo grado del 18 Maggio 2010 e poi la cassazione nel 2012 con le condanne solo ad alcuni dei protagonisti fra i quali personaggi importanti quali Canterini, Gratteri e pochi altri.

Non voglio dilungarmi oltre sulla ricca cronaca di questo drammatico evento del 2001, esistono fior di libri e testi scritti da giornalisti e da protagonisti stessi che hanno un denominatore comune: la ricerca della menzogna, la menzogna di Stato, perché le forze dell’ordine sono i rappresentanti del nostro Stato.

Per questo scrivo a voi vittime di un sopruso che ha devastato per sempre le vostre aspirazioni, i vostri sogni di un mondo semplicemente “diverso” da quello imposto da un pensiero comune neoliberista che ha sguinzagliato le oligarchie finanziarie nel mondo globalizzato distruggendo le economie reali create negli anni dagli imprenditori più eticamente lungimiranti e dal lavoro di migliaia d’operai.

Avevate visto con lungimiranza al pericolo della globalizzazione e se i governi vi avessero ascoltato fermando le multinazionali della sterile finanza, oggi non avremmo avuto crisi epocali e desertificazione di diritti basici con conseguenze in tutto il pianeta.

Questo molto semplicemente era il fondamento della protesta no-global al G8 di Genova.

Vi hanno torturati, insultati, umiliati, picchiati a sangue, quel sangue ormai coagulato nell’impotenza di una raccapricciante ingiustizia, schizzato sui pavimenti, sui muri di quella scuola che raccolse i vostri pianti disperati, la vostra agonia, mentre la mattanza dei servitori di uno stato canaglia si stava abbattendo su di voi per vendicare la propria incapacità di contenere, negli scontri dei giorni addietro, la furia dei Black Bloc ( i veri protagonisti di una inutile, insana,  colpevole violenza al G8 di Genova).

Veri guastatori dell’ordine pubblico, capitanati chissà da chi, come intento solo la devastazione e la violenza, perché non furono fermati i Black Bloc?

O non si volle fermarli per qualche oscuro disegno?

Siete stati scelti, voi della Diaz, per “l’azione punitiva” perché liberi pensatori, perché portatori di un pensiero “diverso” da loro: i picchiatori, che liberi intellettualmente non erano, corpi scelti perché tipicamente, maledettamente, figli di un DNA perverso che nei retaggi della nostra storia aveva perso a causa della sua inutile, cieca, violenza e furore sopra ogni cosa, l’ordine solo un pretesto, di fatto veri esponenti di una sottocultura specificatamente fascista insediatasi in alcuni meandri della Polizia ed inculcata ad arte da dirigenti perduti nelle loro deviate idee di Stato/Polizia ove chi conta è solo chi veste una divisa.

Una cospicua parte di quelli che pestarono alla Diaz sono convinto abbiano nel  loro brutale DNA un odio atavico verso tutti coloro che sanno aggregarsi con delle idee non omologate, verso tutti coloro che non hanno bisogno di padroni e di leader, quanto invece ne abbiano bisogno loro, soldatini in fila idolatranti il primo capobastone che dia loro il senso di appartenenza ad un falso rigore, a delle false presunte regole di vita e d’un inutile quanto anacronistico e fatale patriottismo.

Il patriottismo non è massacrare gente inerme, ma raccogliere lo sporco dalla strada quando non lo fa nessuno, accompagnare un anziano sulle strisce, confortare un malato morente, aiutare chi ne ha bisogno, questo è patriottismo, essere orgogliosi del proprio senso civico aiutando gli altri, dunque la società alla quale si appartiene.

Quei corpi penetrati da sterile e fetida violenza alla Diaz sono i rimasugli della illogica nostalgia fascista, purtroppo mai colpevolmente sopita nel nostro paese e che ha avuto un nuovo humus dall’ondata Berlusconiana degli anni 90 con la sdoganatura degli ex fascisti MSI diventati AN e guarda caso in quel 2001 della Diaz ai comandi del ministero dell’interno il buon Scaiola (non certo a sua insaputa quei fatti) ed il delfino di allora del Cavaliere il buon Gianfranco Fini.

Faccia riflettere questo non secondario fatto, così come il fatto che a difendere alcuni imputati ai processi susseguitisi vi era Biondi, ex ministro della giustizia del primo aleatorio governo Berlusconi, quello del 94 per intenderci, quello stesso ministro mandò gli ispettori ministeriali negli uffici del Pool di Mani Pulite nel goffo tentativo di bloccare le inchieste sui corrotti e sui corruttori di quella stagione che tanto ci fece sperare in un cambiamento.

La storia insegna sempre ed un uomo si riconosce dalle sue azioni e Biondi ha sempre cavalcato un vento malevole.

Già, spesso quegli stessi personaggi si muovono in certi ambiti ben precisi e dallo stesso denominatore comune: fermare la verità in nome di un presunto disegno superiore (per non dire molto peggio) vero caro ex ministro Biondi?

Come si può difendere l’indifendibile, è forse questo quello che chiamano garantismo?

Beffe si fecero di voi della Diaz, chi vi picchiò lo fece con il piacere di farlo, corpi scelti di uomini in divisa senza dignità, forti della sola appartenenza, forti di quel governo, forti di dirigenti faziosi, forti di una avvocatura dello stato che ebbe il coraggio di fare ricorso contro le condanne in primo grado, invece di schierarsi come parte civile a tutela della propria immagine ed integrità.

Beffe si fecero di voi perché molti dei dirigenti indagati prima e dopo vennero premiati con solenni promozioni, davvero incredibile e da rimanere attoniti quella che premiò il capo della polizia di allora De Gennaro fino a farlo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ricordatevi che quando abbozzò le dimissioni dopo la sentenza di secondo grado, il noto burattinaio Gianni Letta lo convinse a ritirarle con beneplacito di tutto il centro destra e senza nessuna obiezione del fantomatico centrosinistra.

Io non dimentico che lo stesso De Gennaro dopo la cassazione che assolse lui ma condannò altri disse che rispettava la sentenza, ma era solidale con i condannati, questa è una affermazione agghiacciante che solo fra personaggi intellettualmente complici  si può avere il coraggio di sostenere.

Io non dimentico che i PM che si occuparono dei processi dissero che accertarono una certa volontà di nascondere fatti e responsabilità dovuta ad un malinteso senso dell’onore dell’istituzioni da parte degli imputati e che si accertò una “diffusa brutalità del VII nucleo  comandato da Canterini e connivenza di corpo a vari livelli  con omertosità delle forze di polizia”, come se si stesse parlando di organizzazioni mafiose.

Io non dimentico che Amnesty International affermò che la sentenza definitiva sulla Diaz fu importante, ma incompleta e tardiva.

Io non dimentico che in Italia non si poté argomentare il reato di tortura perché non contemplato dal nostro ordinamento ma messo però brutalmente in atto da qualche zelante e brutale  ometto fascista in divisa alla  caserma Bolzaneto ed alla Diaz.

Io non dimentico che Canterini, il capo di quel nucleo di esaltati disse : “Fu una rappresaglia,vidi facce assetate di sangue”.

Io non dimentico che la Corte per i diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia sentenziando: “Fu tortura!”

Io non dimentico che L’avvocatura di stato solo in cassazione ammise che: “L’operato della polizia fu grave”.

Io non dimentico che il vero stato per cui andare fieri è quello del Capo della polizia Manganelli che fu fra i pochi a scusarsi di tanta barbarie ed è anche quello stato che afferma tramite i giudici di Cassazione in sede di pubblicazione delle motivazioni delle sentenze che : “La condotta violenta della polizia nell’irruzione alla scuola Diaz ha gettato discredito sulla nazione agli occhi del mondo intero evidenziando che gli imputati hanno dato vita ad una consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio a danno degli arrestati realizzato in un lungo arco di tempo intercorso tra la cessazione delle operazioni ed il deposito degli atti in procura”.

Io non dimentico che tutti coloro che parteciparono, chi attivamente, chi da burattinaio, sono uomini e padri di famiglia, ciò mi atterrisce perché mi chiedo come possano alzare lo sguardo al mattino senza vedere il sangue innocente versato nei loro stessi occhi e cosa insegnino ai loro figli se quel letale e malsano DNA di cui ho parlato li rafforzi ancora di quel male che fu il fascismo.

Io non dimentico che per combatterli bisogna ricordare, bisogna continuare a denunciare, anche andando controcorrente verso lo stesso stato che ha difeso quella ferocia allungando i tempi dei processi, attraverso prescrizioni ed omertà fra conniventi.

Io non dimentico che dirigenti di allora l’hanno fatta franca, ma potrete anche sedere in qualche bella sedia di una qualche redditizia posizione, è la storia che vi ha condannato e con essa i libri che sono stati scritti e quelli che si scriveranno.

Io non dimentico che quella pagina della nostra storia recente fu una delle più dolorose della nostra presunta democrazia, ha lasciato un lungo amaro strascico portando alla luce la parte oscura di quello stato che evolvendosi nel dopo guerra avrebbe dovuto insegnare ai propri rappresentanti il valore della resistenza e ricordare che nella propria costituzione l’Italia si dichiara antifascista.

Quella parte oscura composta dalle peggiori frange di una società che si nasconde dietro una divisa come se la stessa legittimasse ad essere uomini, spesso invece nascondendo le proprie debolezze, cercando di fare corpo con individui il cui credo è solo il manganello.

Pier Paolo Pasolini definì il fascismo una ideologia illogica e questa miserevole storia ne è un esempio.

 

Ricordatevi amici della Diaz, io sono qui, come tanti altri, per non dimenticare nulla e per non dimenticare che il “Macellaio” non è stato scoperto......ma come disse il poeta Pasolini io so, noi sappiamo.....anche se non ho le prove, ed anche voi sapete.....cari amici.....eroi della Diaz.

 

Nota: nomi e fatti descritti non sono frutto di una fantasia dello scrittore, sono tutti elencati e scritti nelle sentenze in giudicato dello STATO ITALIANO.

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Il Respiro dell'ignoto

Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci
Anno edizione: 2015
Pagine: 98 p. , Brossura
EAN: 9788856775341

 

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