OBLIO NUCLEARE...dedicato a tutti i criminali...cioè gli uomini...nessuno escluso!


VI EDIZIONE PREMIO LETTERARIO NAZIONALE

"TEATRO AURELIO" ROMA 2018

SEZIONE B (NARRATIVA BREVE A TEMA LIBERO)

Segnalazione Speciale della Giuria con Attestato di Merito a:

GIAMPAOLO GUZZONI di Ostiglia (MN) con "Oblio nucleare"

Ante facto : la domanda!

E’ sopraggiunta d’un sapore aspro e pungente, quanto un’acida ed argentea pioggia di lontani e corrosivi rimpianti.

Chiunque di noi l’ha incontrata nel proprio percorso, tanto crudelmente inesplicabile, almeno una volta nella vita, anche una sola malcelata ed unica volta...già quella domanda!

Quell’avvolgente mistero che ci accompagna dal nostro primo giorno di vera e piena coscienza...!

Da dove sono venuto...e chi erano i miei progenitori...i miei lontani avi...i miei antenati?

Cosa videro…cosa fecero, chi furono veramente?

Senza che questo pensiero fosse legato direttamente al conoscere del nostro vissuto narratoci dai padri, dalle madri, dai saggi nonni scampati alla seconda guerra mondiale ed ai longevi bisnonni che sopravvissero alla prima di guerre mondiali.

Questo intrigante e sublime pensiero aspirava ad oltrepassare il mediocre ed abituale confine delle nostre conoscenze ed andare oltre...oltre al sapere, oltre al tramandato, comunque oltre, molto più in là, in quel tempo antico e misterioso dei nostri primitivi.

In un ritorno al passato attraverso una magica macchina del tempo che potesse riaprire le porte dei giorni andati…e delle agghiaccianti responsabilità di chi visse.

Ma il tempo edulcora, cancella, risana... e la memoria che dovrebbe fungere da salvifico valore della conoscenza e quindi della lungimiranza per non incorrere ancora nei diabolici errori del passato, invece avvizzisce in un sadico gioco di verità confutate dall’ignoranza e dall’inganno.

Ci sono tutti….famosi e potenti in quella barca che viaggia a ritroso nel tempo, anche loro…si loro…gli sconosciuti, la maggioranza di persone viventi, gli anonimi, gli oscuri, quelli che nei libri non ci saranno mai.

Quelli che vedranno le loro memorie disperdersi nel fluire dei tempi come foglie secche liberate nell’indisponente vento dell’autunno e le loro ossa biancheggiare al cielo senza che nessuno le possa piangere, raccogliere pietosamente....

Indistintamente tutti….hanno avuto i loro progenitori, gli antenati, coloro i quali hanno vissuto, respirato e camminato insieme ai potenti ed altrettanto potenti sono sopravvissuti agli eventi, alle carestie, alle guerre, alle tragedie, alle malattie… “incredibilmente vivi”.

Hanno protratto nel tempo i loro geni, creando figli che hanno fatto figli ed ancora ed ancora a loro volta, formando alberi genealogici in quel coagulo d’una attualità tanto disarmonica ed informe che si chiama umanità... fino ad arrivare ad oggi... a noi... gli umani moderni, gli esistenti rimasti…i coevi.

Noi... quelli dell’era industriale, moderna, globalizzata, siamo resistenti, impermeabili, assuefatti ed apparentemente innocenti... ancora qui... nonostante tutto e tutti.

Abbiamo semplicemente trucidato e sterminato qualche popolo che non voleva cedere il passo, che non desiderava “evolversi”…per fare spazio al progresso.

Questo è l’evoluzione di una specie dominante, darwiniana, quella dell’uomo bianco talmente intelligente, colto e capitalista.

Questa nostra specie ha definito i confini, le terre di appartenenza, spesso strappandole ai legittimi nati in quella terra.

Allora solo la coscienza può risvegliare quel marasma irrisolvibile di dubbi, di senso della vita, delle nostre labili esistenze.

Eccola quindi… scendere le scale della nostra bramata curiosità, della ricerca di ciò che fu, del nostro remoto passato, penetrata nelle nostre viscere più profonde…la domanda ci pervade d’agile impeto.

Quella domanda tanto intrigante, improvvisamente ridestarsi d’un mattino come tanti, dipanarsi nella sua incommensurabile pienezza, nell’esempio di uno qualsiasi dei viventi, dei sopravvissuti, di uno di voi, di uno di noi.

Come sono arrivato fino a qui?

Quale il disegno od il semplice caso…cosa fecero veramente… e chi erano i miei avi?

Intanto si muove il circo ed attenderemo fiduciosi…..quel riverbero lontano…l’apocalisse.

Intermezzo: La Vita

Sono nato, sono cresciuto….ho vissuto…e drammaticamente ho smascherato, passo dopo passo, tutta la mia fragilità, il mio essere impotente di fronte agli eventi…alle disgrazie, al dolore.

Ho cercato di essere giusto…ma ho mentito, tradito, prevaricato, insultato, deluso, abbandonato…ho chinato la testa, non mi sono indignato, non ho reagito, non ho difeso la vita dei deboli, degli oppressi, dei poveri…

Mi sono adeguato al sistema…bieco, assurdo, ipocrita e prevaricante imposto dagli stolti ed io sono diventato come loro…ed ho capito!

Siamo figli, di figli, di figli e così via… fino alla notte dei tempi… di antenati che depredarono, che schiavizzarono, che distrussero, che uccisero…altri uomini…per comandare…per sopravvivere ed esistere.

Sono in lucida sintesi… un criminale…come tutti gli umani…poiché figli di criminali che intrisero la nostra madre terra del sangue e delle ossa di tutti coloro che oggi non sono qui.

Siamo il frutto di una evoluzione improntata sull’assassinio….ed ora che calpesto solo ceneri lo so e ne sono consapevole.

Titoli di coda: La Fine

E’ una reiterata, circolare ed intensa fluttuazione onirica di onde magmatiche, sono tinte acquerellate dai colori dell’arcobaleno.

Quell’immagine si staglia sul mio estremo orizzonte.

Ma predominanti e corrosivi sono quel rosso tanto intenso, quel blu amalgamato al nero da sembrare due torrenti che scorrono appaiati da sembianze del mio passato ed alla fine di quello che si dipana in un sogno si spalancano sbarrati gli occhi.....

Scendo lesto dalle ripide scale, mi calo nel buio di un androne ed esco…mi volto da entrambi i lati e mi accorgo che sono circondato dall’assenza di un qualsiasi suono, di qualsivoglia rumore, solo un gravido silenzio.

Si staglia dinanzi a me un lungo sentiero da intraprendere, che sia questo null’altro che un nuovo percorso da percorrere con la solitudine dell’eremita?

Che sia forse l’ultimo mio viaggio?

E’ infine così che terminerà la mia macabra danza?

Un turbinio di caleidoscopici mosaici ancora invadono gli sbiaditi colori della mia memoria, gli occhi si inumidiscono del passato permeato oramai dalle inferte assenze.

E’ in questo modo che mi incammino, sospinto da un’innaturale forza in quel sentiero che ben presto si trasforma in un tunnel posto davanti a me.

Mi sporgo circospetto sull’entrata, titubante ed impaurito, non posso e non voglio immaginare cosa m’attenda!

E’ lugubre, oscuro, inquietante…solo in lontananza scorgo un piccolissimo ed impercettibile barlume, sì proprio là in fondo... ed il mio incedere si fa ansioso per allargare quella improvvisa finestra d’ulteriore ed ambita, tenue, speranza.

Ma lo sarà una speranza?

Il respiro ansima ed il passo sempre più incerto, la piccola finestra di quel chiarore si allarga sempre di più ed un alone brillante permea sempre più luminoso il mio intorno.

Poi eccolo l’arrivo…finalmente, d’un tratto, i piedi si arrestano in un’abbagliante salone con una parete di vetro infinita.

Davanti ad una immensa e splendente spazialità, senza alcun contorno palpabile, riconoscibile, solo un’inesauribile e celestiale luce, alla fine… indugio immobile.

Intanto non posso fare a meno di scorgere nel salone un’unica e solitaria sedia, accostata ad un piccolo tavolo vicino ad un bancone, il bancone di un Bar.

Solo ora mi accorgo della scritta posta sopra a quell’entrata: “Bar Terminale”.

Sì, questo Bar Terminale rappresenta l’ultima mia fermata, lo comprendo ora, solo ora…come solamente adesso comprendo di avere vissuto troppo rapidamente, senza fermarmi mai ad assaporare il mirabile intorno…

Sì, la mia danza sta veramente per terminare oramai, sto ultimando l’essere un criminale…già un criminale.

Poiché progenie infetta di un tempo passato che depredò le altre vite per sopravvivere…esistere….dominare…questo furono i miei avi e questa la risposta alla domanda che ha pervaso il mio percorso terreno… infine lucida, accecante e vera…la risposta!

In piedi ad attendermi, dietro a quel bancone, un cameriere, vestito d’una cangiante tunica, senza occhi, senza definito il volto, solo una bocca disegnata da due labbra.....mi allunga un bicchiere d’acqua e con algido distacco mi dice:

“Ben arrivato mio buon peccatore… mio caro criminale… sono io... ma come non mi riconosci?

Sono io...sono io…la tua nemesi, il tuo giudice, il tuo censore... la tua catarsi!

Questo è l’arrivo della tua ultima stazione, ma bevi ora..., riposa il tuo dilaniato spirito, almeno per un istante e bevi con calma, sorseggia... guarda oltre quella vetrata, lo vedi, riesci a vederlo?

No… non credo tu possa vedere, perché tutto quello che potresti vedere è quello che non hai mai voluto...vedere ...amico mio!

Tutto ciò che hai rifiutato dell’umanità è là, oltre, oltre, ben oltre ad ogni tuo caduco errare!”

Rivolgo allora lo sguardo a quell’infinito che ancora non capisco perdendolo nell’abbacinante chiarore e centellino lentamente quell’acqua insapore dal mio bicchiere.

Quando il cameriere con un perentorio e conclusivo cenno mi indica un varco improvviso nella vetrata davanti a me… finalmente mi alzo.

Mi ossequia d’un sorriso beffardo ma deciso e con un’ultima esortazione:

“Addio mio ignoto amico, là c’è l’oblio vai, vai ora, non indugiare, non temere, non potrà mai essere peggiore del tuo già colpevole vissuto......non potrai più uccidere, non potrai più prevaricare, non potrai più sterminare... laggiù non potrai essere… vai dunque...vai!”

Bandito fra i banditi, comincio a camminare, senza più udire i miei passi, senza più vedere, senza più sentire, senza essere, sì...inizio a camminare...a camminare...a camminare...!


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PUBBLICAZIONI

Il Respiro dell'ignoto

Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci
Anno edizione: 2015
Pagine: 98 p. , Brossura
EAN: 9788856775341

 

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